La storia

CINEMA AMBROSO
corso Vittorio Emanuele Il n. 52

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La facciata principale del Cinema Ambrosio nel 1914.

Nel 1909 il periodico l’architettura Italiana pubblicava il progetto del teatro di varietà, “che i coniugi Prioni intendono costruire nel cortile del palazzo di loro proprietà. Sarà adibito a spettacoli cinematografici e teatrali, avrà una capienza di 828 spettatori e sarà collegato ad un elegante bar, posto all’angolo del corso …”.

Gli eccezionali disegni erano firmati dall’ing. Eugenio Ballatore di Rosana, erede della prestigiosa scuola Ceppiana da cui era nato palazzo Prioni e rappresentarono il primo atto di una complessa vicenda progettuale, che vide susseguirsi idee geniali ed elaborati spettacolari, siglati da insigni professionisti.

L’edificazione ebbe inizio nella primavera 1911 secondo le indicazioni progettuali dell’ing. Alfredo Premoli, che ideò un salone per le proiezioni con platea reclinante verso il palcoscenico e galleria poco profonda, un “locale scoperto uso skating-ring ed annessi”, ossia l’atrio lungo oltre m. 27 un altrettanto estesa sala d’aspetto prospettante il cortile interno.

 

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La platea del Cinema Ambrosio, 1914.

 

La platea e la galleria del Cinema Ambrosia, 1914.
La platea e la galleria del Cinema Ambrosio, 1914.

Il salone poteva ospitare 1600 persone, suddivise in tre ordini di posti e lo copriva un elaborato soffitto, poi affrescato dal pittore Mino Rosso.

Dall’aprile 1913 l’avvocato romano Giuseppe Barattolo, concessionario della casa Ambrosio prese in affitto quegli erigendi “grandiosi e lussuosi saloni… “.

L’inaugurazione del Cinema Ambrosia, annunciata con un curioso manifesto simile ad un’ordinanza del sindaco, ebbe inizio alle ore 21 di giovedì 18 dicembre 1913, quando “le colossali porte del nuovo cinema si aprirono e … alla presenza di autorità, della più cospicua nobiltà e di una folla varia … fece gli onori di casa l’avv. Barattolo. Lo spettacolo venne replicato due volte …

Il nuovo cinematografo per grandiosità, precisione, comodità ed eleganza può essere paragonato ai più grandi d’Europa.

 

La galleria del Cinema Ambrosio, 1914.
La galleria del Cinema Ambrosio, 1914.

 

G. Salvadori di Wiesenhoff, progetto di ampliamento del Cinema Ambrosio, sezione longitudinale della sala di proiezione, 1930
G. Salvadori di Wiesenhoff, progetto di ampliamento del Cinema Ambrosio, sezione longitudinale della sala di proiezione, 1930.

 

Le sale, veramente immense per larghezza e per altezza, sono due:

quella d’aspetto è genialmente disposta e arredata con mobilio finissimo, sedie e poltroncine magnifiche, graziosi tavolini e sedie per i bambini; tutta cosparsa di piante e fiori, che mettono una nota fresca e gaia. Nei meravigliosi e ampi vestiboli … funziona un’orchestrina di tzigani.

 

L'ingresso del Cinema Ambrosio, 1914
L’ingresso del Cinema Ambrosio, 1914.

 

Il passaggio al Salone delle proiezioni del Cinema Ambrosio, 1914.
Il passaggio al Salone delle proiezioni del Cinema Ambrosio, 1914.

La sala proiezione è meravigliosa per la disposizione dei posti, l’eleganza delle poltrone e delle sedie comode e bellissime. Una novità splendida e indovinatissima è il lucernario centrale, che per il passaggio di colori e di luci varie abitua gradualmente la vista dal massimo di luce ali’oscurità delle proiezioni. Tutte le sale sono decorate con squisito senso artistico e illuminate con profusione di luce… “.

 

Il singolare lucernario a luminosità variabile, creato sul soffitto del Cinema Ambrosio, 1914.
Il singolare lucernario a luminosità variabile, creato sul soffitto del Cinema Ambrosio, 1914.

 

La sala d'aspetto per i primi e i secondi posti del Cinema Ambrosia, 1914.
La sala d’aspetto per i primi e i secondi posti del Cinema Ambrosio, 1914.

 

Da quel giorno e per molto tempo una “lunga coda di automobili e carrozze padronali accompagnò quotidianamente le dame più aristocratiche” nel nuovo locale, che registrò la considerevole media di 2900 lire d’incassi giornalieri.

Il 14 agosto 1914 l’Ambrosio inaugurò, in una gran profusione di piante e fiori, il nuovo “Jardin d’Eté”.

Oltre a mondanità e proiezioni quasi sempre d’alto livello, e passò alla storia nell’aprile 1915 la prima di Assunta Spina, si susseguivano le migliorie: dall’inverno del ’18 un “ottimo impianto di caloriferi” emanò un “piacevole tepore”, l’anno seguente il giardino estivo divenne una “vera oasi verdeggiante e freschissima, ritrovo preferito delle signore torinesi, che accorrono desiderose di sensazioni artistiche e musicali …”.

Il 5 marzo 1920 stupì il nuovo, enorme schermo di 92 mq, “il più grande d’ltalia” e nel successivo giugno s’aprì il “cinematografo all’aperto, tra fontane luminose, canti, danze,concerti e attrazioni varie”.

Gestito dall’Unione Cinematografica Italiana (U.C.I.), fondata dall’avv. Barattolo nel 1919, passò nel ’23 alla Società Cinema Teatri, che alla fine di settembre, dopo “poderosi lavori d’ingrandimento e rinnovamento”, lo riaprì inaugurando anche il Gran Bar Caffè Ambrosio, “locale di buon gusto, fine eleganza e semplicità artistica”.

La proiezione d’apertura, curata dai fratelli Varatelli, offrì un documentario sul Circuito di Monza, seguito da una seducente Francesca Bertini ne L’ultimosogno.

Il folto pubblico restò sbalordito dal “salone scintillante di luce e colori … “, dall’effetto magnifico dei numerosi abat-jours con tinte armoniose e indovinate, sparsi sui tavolini… “, dalle “macchie verdi dei lauri, che spiccano qua e là come oasi benigne.. .” e dalla “sala spettacoli spaziosa … rifatta candida e fresca come ai primi giorni, quando il suo colore parve un’audacia e segnò una vera rivoluzione nell’architettura e nella decorazione dei cinematografi, fino allora cupi e tetri come tombe… “.

E dopo “dancing concert”· , “venerdì chic”, “the di beneficenza” e gare di danza e canto, l’ing. Giacomo Salvadori, chiamato nel 1930 dall’avv. Giovanni Frisetti, proprietario dell’edificio, a predisporre la sala per il sonoro, ampliò la galleria creando “un’incastellatura in ferro” eseguita nelle Officine di Savigliano e apportò modifiche alla decorazione sistemando gli accessi e operando l’abbattimento di una parte della platea.

Nel maggio 1946, l’Ambrosio esibì nuovi apparecchi Western Eletric montati e collaudati da tecnici giunti da New York e propose per l’occasione Il vascello maledetto della 20th Century Fox.

Nel 1954 una scenografica scalea elicoidale, ideata dall’arch. Aldo Morbelli, comparve nell’atrio d’ingresso insieme alla nuova bussola. 

 

Morbelli, progetto di modifica del Cinema Ambrosio, schizzo della nuova scala d'accesso alla galleria, I954.
Morbelli, progetto di modifica del Cinema Ambrosio, schizzo della nuova scala d’accesso alla galleria, 1954.

 

Lo splendore del 70 mm. e la nuova stereofonia garantirono nel dicembre 1966 i trionfi di pubblico del Dottor Zivago.

Clamorose novità si prospettarono allAmbrosio nel 1985, quando passò dalla Gaumont alla Cannon s’annunciò la trasformazione in multisala a 4 schermi.

 

La gremita sala del Cinema Ambrosia nel secondo dopoguerra.
La gremita sala del Cinema Ambrosio nel secondo dopoguerra.

 

Sabato 15 febbraio 1986 la proiezione di Plenty inaugurò l’Ambrosio piccolo, capace di 154 spettatori, che nell’estate 1989 garantì l’attività del prestigioso locale, chiuso per radicali restauri.

Il 16 settembre seguente s’aprì l’Ambrosio grande, che, dotato delle più avanzate tecnologie e d’armoniosa platea ad anfiteatro, poteva ospitare 480 spettatori.

Nel 1992 il Circuito Cinema 5, nuovo esercente della sala, operò altri sostanziali cambiamenti e il rigore progettuale dell’arch. Edoardo Comoglio scandì le tappe della complessa e articolata metamorfosi.

Sfoggiò il 27 dicembre seguente tutta la perfezione dei potenziati impianti e l’eleganza dei rinnovati ambienti, quando Ambrosio 1, ossia la sala .grande, Ambrosio 2, l’ultimo nato capace di 208 posti e Ambrosio 3, la sala piccola, proposero rispettivamente Il danno, Jackpot e L’ultimo dei Mohicani.

Seppure l’antico splendore architettonico restò allora relegato in sporadiche permanenze, passato e presente poterono rinsaldarsi confermando una tradizione di prestigio tuttora prerogativa del Cinema Ambrosio.